l'unico erede è una cugina , si fa il 730 o il 740?
per le persone decedute non si può fare il 730 ma solo il modello unicociao ciao
Per le persone decedute la dichiarazione deve essere presentata da uno degli eredi. Sul frontespizio del Modello devono essere indicati il codice fiscale e gli altri dati personali del contribuente deceduto.L’erede deve compilare l’apposito riquadro del frontespizio e sottoscrivere la dichiarazione.Per ulteriori informazioni sulle modalità di compilazione vedere le istruzioni per la compilazione del frontespizio, alla voce “Dichiarazione presentata dagli eredi o da altri soggetti diversi dal contribuente”.Per le persone decedute nel 2009 o entro il mese di febbraio 2010 la dichiarazione deve essere presentata dagli eredi nei termini ordinari (dal 2 maggio 2010 al 30 giugno 2010).Per le persone decedute successivamente, i termini sono prorogati di sei mesi e scadono quindi il 16 dicembre 2010 per i versamenti e il 31 dicembre 2010 per la presentazione della dichiarazione.È utile sapere che se nel 2009 la persona deceduta aveva presentato il Modello 730 dal quale risultava un credito successivamente non rimborsato dal sostituto d’imposta, l’erede può far valere tale credito nella dichiarazione presentata per conto del deceduto. Fonti: 1 anno fa Segnala abuso 0% 0 Voti 1 ritiene questo contenuto buono by trillo Iscritto dal: 12 febbraio 2010 Punti totali: 8.511 (Livello 5) Aggiungi Contatto Blocca spetta agli eredima consiglio di rivolgersi al commercialista ed al notaio
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2011年5月23日星期一
2011年5月14日星期六
Caccia alle balene, il banzai del Giappone
Dal mare alle carte bollate. La battaglia tra i pescatori giapponesi e gli ambientalisti assume risvolti giudiziari con la richiesta di arresto per Paul Watson, l'ambientalista canadese fondatore di Sea Shepherd, l'associazione di difesa del mare, protagonista di numerose campagne in Antartico, per contrastare la caccia alla balena.
I fatti risalgono al febbraio scorso, quando la nave dell'associazione ingaggia il solito duello con le navi della flotta giapponese, per impedire una mattanza che Tokyo giustifica sotto la voce "operazione scientifica", ma che ha il solo e unico scopo di rifornire i banconi di pesce dei mercati giapponesi e, quindi, i tavoli dei ristoranti, di sushi di balena, pietanza assai prelibata e ricercata, al pari del tonno rosso, anche questo in via di estinzione.
La questione scientifica si risolve unicamente nel fatto che i proventi della vendita della carne di balena vengono reimpiegati nell'attività di pesca: tutto qui. Il governo di Tokyo è quindi direttamente coinvolto.
I militanti di Sea Shepherd sono accusati di aver impedito alle baleniere giapponesi di svolgere la loro attività, impiegando addirittura delle misture chimiche che lanciate a bordo delle navi hanno causato il ferimento di un marinaio.
Le autorità giapponesi hanno ottenuto un mandato di arresto per Watson ed ora cercano di trasformarlo in mandato internazionale attraverso la richiesta all'Interpol.
Non ci sono conferme ufficiali di questa azione, ma è sufficiente leggere bene nelle dichiarazioni del ministro giapponese dell'agricoltura, Hirotaka Akamatsu, per capire che il dado è tratto: "Prenderemo decisioni definitive", ha detto alla stampa, chiarendo che non si può lasciar correre davanti a un crimine com'è quello commesso da Watson.
Elementare.
Nei fatti gli ambientalisti, Watson in primo luogo, rispondono di aver lanciato sulla baleniera giapponese semplicemente del burro rancido e nessun prodotto chimico: una bomba puzzolente e null'altro, insomma, senza alcuna intenzione di ferire qualcuno.
"E' una iniziativa politica", commenta Watson, non credo che l'Intepol concederà alcuna estradizione e noi continueremo a ostacolare la caccia alle balene". Elementare.
Forse ricorderete in quel febbraio scorso l'avveniristico trimarano dell'associazione, lo Steve Irwin, seriamente danneggiato nella collisione con una baleniera nell'oceano Antartico, un vero e proprio speronamento che ha portato poi all'affondamento dello scafo ambientalista.
Salito a bordo di una delle baleniere per formalizzare la protesta per un comportamento inaccettabile, il capitano ambientalista Peter Bethune, è stato trattenuto a bordo e quindi portato in Giappone dove è detenuto dal 12 marzo scorso, con le stesse accuse rivolte a a Watson.
Adesso resta solo che l'Australia- da sempre in contrasto con Tokyo per la caccia alle balene- porti anch'essa il Giappone in tribunale, passando dalle minacce alle vie di fatto, aprendo una volta per tutte un'azione legale che potrebbe indurre a più miti appetiti i ghiotti e recidivi giapponesi.
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I fatti risalgono al febbraio scorso, quando la nave dell'associazione ingaggia il solito duello con le navi della flotta giapponese, per impedire una mattanza che Tokyo giustifica sotto la voce "operazione scientifica", ma che ha il solo e unico scopo di rifornire i banconi di pesce dei mercati giapponesi e, quindi, i tavoli dei ristoranti, di sushi di balena, pietanza assai prelibata e ricercata, al pari del tonno rosso, anche questo in via di estinzione.
La questione scientifica si risolve unicamente nel fatto che i proventi della vendita della carne di balena vengono reimpiegati nell'attività di pesca: tutto qui. Il governo di Tokyo è quindi direttamente coinvolto.
I militanti di Sea Shepherd sono accusati di aver impedito alle baleniere giapponesi di svolgere la loro attività, impiegando addirittura delle misture chimiche che lanciate a bordo delle navi hanno causato il ferimento di un marinaio.
Le autorità giapponesi hanno ottenuto un mandato di arresto per Watson ed ora cercano di trasformarlo in mandato internazionale attraverso la richiesta all'Interpol.
Non ci sono conferme ufficiali di questa azione, ma è sufficiente leggere bene nelle dichiarazioni del ministro giapponese dell'agricoltura, Hirotaka Akamatsu, per capire che il dado è tratto: "Prenderemo decisioni definitive", ha detto alla stampa, chiarendo che non si può lasciar correre davanti a un crimine com'è quello commesso da Watson.
Elementare.
Nei fatti gli ambientalisti, Watson in primo luogo, rispondono di aver lanciato sulla baleniera giapponese semplicemente del burro rancido e nessun prodotto chimico: una bomba puzzolente e null'altro, insomma, senza alcuna intenzione di ferire qualcuno.
"E' una iniziativa politica", commenta Watson, non credo che l'Intepol concederà alcuna estradizione e noi continueremo a ostacolare la caccia alle balene". Elementare.
Forse ricorderete in quel febbraio scorso l'avveniristico trimarano dell'associazione, lo Steve Irwin, seriamente danneggiato nella collisione con una baleniera nell'oceano Antartico, un vero e proprio speronamento che ha portato poi all'affondamento dello scafo ambientalista.
Salito a bordo di una delle baleniere per formalizzare la protesta per un comportamento inaccettabile, il capitano ambientalista Peter Bethune, è stato trattenuto a bordo e quindi portato in Giappone dove è detenuto dal 12 marzo scorso, con le stesse accuse rivolte a a Watson.
Adesso resta solo che l'Australia- da sempre in contrasto con Tokyo per la caccia alle balene- porti anch'essa il Giappone in tribunale, passando dalle minacce alle vie di fatto, aprendo una volta per tutte un'azione legale che potrebbe indurre a più miti appetiti i ghiotti e recidivi giapponesi.
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